Il successo
dipende
dalla capacità di una nazione
di utilizzare la sua gente: se una quota significativa della popolazione
viene trascurata,
qualunque nazione fallirà nel mondo moderno, per quanti macchinari
possieda.
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Il capitale umano ha a che fare con le competenze, listruzione,
la salute e la formazione degli individui. Si tratta di capitale
perché tale competenza o istruzione è parte integrante
di noi ed è qualcosa che dura, al modo in cui dura un macchinario,
un impianto o una fabbrica.
Fino allOttocento, linvestimento sistematico in capitale
umano non ebbe particolare importanza in nessun Paese. Le spese
in istruzione, formazione e altri tipi di investimento erano molto
ridotte. Le cose cominciarono a cambiare radicalmente nel corso
del nuovo secolo, con lapplicazione della scienza allo sviluppo
di moderni beni e di metodi di produzione più efficienti,
prima in Gran Bretagna e poi gradatamente negli altri Paesi.
Nel Novecento, istruzione, competenze, conoscenze in genere diventano
determinanti cruciali della produttività di individui e nazioni.
Il Ventesimo secolo può essere addirittura definito come
letà del capitale umano, nel senso che fattore primario
del livello di vita di un Paese è la sua capacità
di sviluppare e utilizzare competenze, conoscenze, salute, usi e
costumi dei suoi abitanti.
Secondo alcune stime, negli Stati Uniti e in altre società
avanzate il capitale umano istruzione, formazione nei suoi
diversi aspetti e salute rappresenterebbe l80 per cento
del capitale, ossia della ricchezza totale del Paese. Quandanche
tali stime siano esagerate e non credo che, nel caso, lo
siano di molto esse indicano comunque con chiarezza che un
Paese che trascura il capitale umano lo fa a suo rischio e pericolo.
Limportanza del capitale umano per la crescita economica è
dimostrata in maniera persino enfatica dai risultati brillanti di
Giappone, Taiwan, Hong Kong, Corea del Sud e altre economie asiatiche
(lIndia, la Cina) in rapido sviluppo. Si tratta peraltro di
esempi in qualche misura ovvi, in quanto molti di questi Paesi sono
privi di risorse naturali tipicamente assai sovrastimate
come determinanti del successo economico e devono fare i
conti con le barriere allimportazione che lOccidente
pone ai loro prodotti. Ciò nonostante, sono riusciti a svilupparsi
in tempi estremamente veloci, e questo è dovuto in misura
significativa al fatto di avere una forza lavoro istruita, aggiornata
e laboriosa, ma anche famiglie che si occupano molto dei figli.

Ogni cultura è capace di produrre nazioni in grado di svilupparsi
con successo: vale per lAsia come per lAmerica Latina,
dove si possono citare ad esempio il Cile e forse anche il Brasile.
Non è la cultura ad avere impedito allAfrica di crescere,
bensì le politiche che i governi hanno inflitto ai loro popoli.
Con politiche sane, nulla nella cultura africana impedirebbe a quelle
nazioni di unirsi in numero crescente ai Paesi economicamente avanzati
del mondo.
Gli economisti hanno analizzato la crescita di più di cento
Paesi a partire dal 1950 e si sono chiesti perché alcuni
di essi, come la Corea o Taiwan, partiti da livelli bassissimi,
sono ora decisamente ricchi, mentre altri, come la Nigeria e altri
Paesi africani, i cui livelli di partenza erano analoghi, sono rimasti
economicamente stagnanti o sono addirittura regrediti. E perché
una nazione come lArgentina, un tempo una delle più
ricche del mondo, ha imboccato un percorso di declino che dura da
oltre sessantanni? Quasi tutti questi studi mettono in luce
che lutilizzazione dellistruzione e della salute (misurata
dalle attese di vita) è un fattore determinante.
Non sto dicendo che la dotazione in impianti e capitale fisico sia,
in uneconomia moderna, irrilevante. È ovvio che macchinari,
attrezzature e impianti sono necessari: ma per utilizzare in maniera
efficace questi strumenti sono necessari anche lavoratori e manager
esperti e imprenditori innovativi. Vi sono molti esempi di nazioni
che hanno importato le attrezzature migliori e hanno ottenuto risultati
non più che deludenti. La crescita risulta impossibile in
assenza di una solida base di capitale umano. Il successo dipende
dalla capacità di una nazione di utilizzare la sua gente.
Se la gente è trattata male, se si lascia che le persone
investano troppo poco su se stesse, se una quota significativa della
popolazione viene trascurata, qualunque nazione fallirà nel
mondo moderno, per quanti macchinari possieda.

Istruzione e formazione promuovono la crescita e lefficienza,
ma non solo: possono ridurre la diseguaglianza e le conseguenza
negative di un ambiente di provenienza svantaggiato. Per i giovani
capaci e poveri, listruzione è lo strumento più
efficace per salire nella gerarchia economica: per il 90 per cento
della popolazione, infatti, proprio il capitale umano rappresenta
il bene principale di cui sia in possesso. È per questo che
in un Paese la diseguaglianza dei redditi è maggiore quando
maggiore è la diseguaglianza nellistruzione. Di fatto,
e in via generale, la diseguaglianza dei redditi è correlata
alla diseguaglianza nel possesso delle diverse forme di capitale
umano: dalla formazione sul lavoro alla salute e allistruzione
scolastica.
Non sorprende, dunque, che laccresciuta diseguaglianza dei
redditi negli Stati Uniti a partire dalla metà degli anni
Settanta sia stata provocata in buona parte dalle remunerazioni
crescenti collegate a migliori livelli di istruzione e formazione;
e che molti Paesi, come il Messico e il Brasile, abbiano grandi
sacche di povertà collegate a disparità regionali
nelle opportunità di istruzione.
Da dove proviene il capitale umano? Che cosa costituisce un investimento
di successo in capitale umano, a livello individuale o nazionale?
Si deve cominciare dalla famiglia, che è il fondamento di
una società buona e del successo economico. Le famiglie sono
cambiate nel tempo, ma sono ancora molto importanti nelleconomia
moderna. Per capire che cosè e come si forma il capitale
umano, bisogna tornare alle famiglie: cioè a chi si prende
cura dei bambini e tenta, con tutte le risorse di cui dispone, di
dar loro educazione e princìpi. In tutte le società
la famiglia è una delle istituzioni più importanti:
alleva i giovani e inculca i valori nella generazione successiva,
produce cibo, vestiario, ecc., interviene nelle emergenze e assiste
gli anziani.

La famiglia, naturalmente, non è rimasta inalterata nel
tempo. La famiglia tipica è oggi per molti aspetti assai
diversa da quella che era qualche secolo fa. Per un certo tempo,
in Europa e in Nordamerica il ritmo del cambiamento è stato
lento. Nel XX secolo, però, e soprattutto negli ultimi quarantanni,
ha fortemente accelerato. Di fatto, i mutamenti sono stati più
rivoluzionari nella seconda metà del secolo scorso che in
qualunque periodo comparabile della storia moderna.
NellOttocento, anche negli Stati Uniti e in gran parte dellEuropa,
nella famiglia tipica cerano da quattro a sei nascite. I tassi
di natalità sono andati declinando lungo tutto il XX secolo,
sicché oggi in molti Paesi la fertilità è molto
scarsa per sostituire la popolazione. Il tasso di fertilità
è inferiore a quello di sostituzione in Italia, Germania,
Spagna, Portogallo, Corea del Sud, Giappone, e in parecchie altre
aree.
Al contrarsi dei tassi di natalità, è cresciuta la
quota delle nascite da donne non sposate. Negli Stati Uniti, più
del 30 per cento del totale delle nascite avvengono da donne non
sposate; le percentuali sono inferiori, ma confrontabili in Gran
Bretagna e in Scandinavia, e tendono a crescere in molte altre nazioni.
Nei primi del Novecento, molte donne di famiglia contadina lavoravano
in campagna, e nelle città le donne a volte lavoravano a
pagamento a domicilio, ma quelle che entravano a far parte della
forza lavoro erano relativamente poche. Oggi i tassi di partecipazione
alla forza lavoro sono altissimi anche per le donne sposate.
La quota della popolazione sopra i sessantanni è cresciuta
rapidamente e continuerà a salire, per due ragioni: la fertilità
è bassa e tende a declinare ulteriormente, la mortalità
si riduce nelle classi di età più anziane.
Fino agli anni Sessanta del secolo scorso, divorzio e separazione
sono stati fenomeni irrilevanti nei Paesi occidentali, sebbene anche
in passato molte coppie smettessero di vivere insieme e finissero
per separarsi. Ma i mutamenti intervenuti a partire da quegli anni
hanno rappresentato una rivoluzione dei modelli di convivenza familiare.
Oggi negli Stati Uniti, in Svezia, nel Regno Unito e in Russia quasi
la metà dei primi matrimoni culmina in un divorzio, e il
tasso di fallimento dei matrimoni è alto anche nelle altre
nazioni, pur non dando sempre luogo a divorzi.
È possibile invertire il corso di questa tendenza? Soprattutto,
si può prevenire la patologia sociale manifestata da tante
famiglie? È un tema stimolante, una sfida di estrema importanza.

Nella misura in cui i cambiamenti della famiglia riflettono tendenze
di fondo delle economie moderne, non sarà facile modificarne
radicalmente il corso. Per esempio, se si tiene conto dei diversi
fattori sopra citati, non ci si può attendere un capovolgimento
della tendenza al contrarsi delle dimensioni delle famiglie. Nelle
società moderne, i genitori vogliono avere relativamente
pochi bambini, bene educati, sani e istruiti. Allo stesso modo,
la partecipazione delle donne sposate alla forza lavoro è
destinata a rimanere alta, perché le donne con pochi bambini
hanno molto tempo libero, e le donne istruite vogliono allocare
parte del loro tempo ad attività di lavoro in uneconomia
che può utilizzare le loro competenze.
Le famiglie, però, sono cambiate anche per effetto di incentivi
artificiali creati dal moderno Stato del benessere. Questi possono
essere effettivamente modificati senza danneggiare la vita economica
e sociale moderna. Ritengo, in verità, che molte correzioni
possibili delle politiche pubbliche avrebbero enormi vantaggi. Farò
qualche esempio.
1. Gli Stati Uniti, la Gran Bretagna, la Svezia e come loro molte
altre nazioni occidentali assicurano redditi generosi alle madri
nubili. Tali pagamenti legittimano in qualche modo il loro comportamento,
e perciò stesso incoraggiano uomini e donne ad aver figli
fuori dal matrimonio. Questo tipo di benefici assistenziali è
distruttivo rispetto ai valori fondamentali della famiglia ed è
anche dannoso per i bambini interessati. Può e devessere
radicalmente riformato.
2. Nelle nazioni occidentali sono diffusi i sistemi di previdenza
sociale cosiddetti a ripartizione, nei quali cioè
i giovani vengono tassati per finanziare lassistenza agli
anziani. Un sistema migliore è stato adottato in Cile, Argentina,
Perù, Singapore, recentemente in Messico e in pochi altri
Paesi. Si tratta degli schemi cosiddetti a capitalizzazione
individuale, in cui ciascun lavoratore risparmia parte dei
suoi guadagni per la vecchiaia e spende i suoi risparmi al momento
della pensione. Poiché in questo caso il meccanismo è
quello di accantonamenti individuali, il funzionamento di tali sistemi
è assai meno sensibile alla crescita del numero degli anziani
e al ridursi del numero dei giovani di quanto lo siano i sistemi
a ripartizione.
I sistemi a ripartizione, inoltre, spingono i genitori ad avere
meno figli, perché le tasse imposte ai lavoratori giovani
fanno salire il costo dellavere bambini. Tale effetto sulla
fertilità si ridurrebbe nel sistema a capitalizzazione, che
rende gli individui responsabili del proprio sostentamento in vecchiaia.
3. I problemi più complicati hanno a che fare con le politiche
pubbliche in materia di assistenza allinfanzia, permessi per
le madri con bambini piccoli, e simili. Per un verso, se lo Stato
finanzia massicciamente questo tipo di politiche, incoraggia un
maggior numero di donne a lavorare, e queste dedicano meno tempo
alla cura dei propri figli, (una quota delle donne che lavorano,
in realtà, si occupa dei figli di altre donne che lavorano).
È improbabile che ciò produca un rafforzamento dei
legami familiari.
Per altro verso, tuttavia, se tali servizi o possibilità
di assentarsi dal lavoro non esistessero, i bambini potrebbero essere
trascurati da donne che lavorano e non organizzano adeguatamente
lassistenza di cui i loro figli hanno bisogno. In linea di
massima, ritengo che sia meglio non esser troppo generosi in fatto
di sussidi, di modo che le donne scelgano se lavorare oppure no
in base a considerazioni più sostanziali.
4. Nella maggior parte dei Paesi, il sistema di istruzione fino
alla media superiore è dominato da scuole pubbliche per le
quali non si pagano tasse di iscrizione: negli Stati Uniti, per
esempio, il 90 per cento degli studenti frequenta scuole elementari
e medie pubbliche. Le persone di solito decidono la scuola da frequentare
sulla base del solo criterio della vicinanza geografica. Curriculum
e programmi sono decisi politicamente. Le scuole non hanno alcun
bisogno di competere per attrarre studenti, offrendo programmi migliori
o tasse discrizione più basse, perché lutenza
di una scuole è in larga misura data.
Il sistema funziona ragionevolmente bene per gli studenti di classe
media ed elevata, perché i loro genitori esercitano un considerevole
controllo sui percorsi scolastici dei figli. Quando questi genitori
sono insoddisfatti della scuola pubblica, iscrivono i figli alle
scuole private, o possono trasferirsi a vivere in comunità
le cui scuole pubbliche giudichino migliori. Di fatto, in molti
Paesi sviluppati le comunità suburbane competono per i residenti,
in parte, con la qualità delle loro scuole pubbliche. I residenti,
per così dire, votano con i piedi se non apprezzano le scuole
pubbliche dei dintorni.
Questo sistema però non rende giustizia alla domanda di istruzione
delle famiglie più povere, che hanno bisogno di buone scuole
per superare lo svantaggio della scarsa istruzione e formazione
familiare. Le famiglie svantaggiate non possono permettersi i corsi
delle scuole private e ben di rado possono trasferirsi a vivere
in zone che abbiano scuole pubbliche migliori. Di solito, devono
accontentarsi delle scuole pubbliche più vicine, per cattive
che siano.
Un modo per rimediare a questi difetti è quello di dare agli
studenti dei vouchers, ossia dei buoni che possono utilizzare per
pagare la loro istruzione in qualunque scuola, privata o pubblica,
li accetti. Il sistema è stato parzialmente applicato, con
diverse varianti, in Svezia, in Danimarca, in Cile, e, su piccola
scala, negli Stati Uniti.
Due studi recenti condotti presso lUniversità di Chicago
mostrano che negli Usa la frequenza alle scuole cattoliche è
positivamente correlata al reddito da lavoro e ad altri indicatori
di successo; e il risultato si conferma pur applicando in maniera
meticolosa correzioni di selettività che tengano conto delle
caratteristiche non osservate degli studenti che frequentano le
scuole private. Rispetto al punto centrale della mia argomentazione,
è importante soprattutto che questi studi dimostrano come
siano gli studenti provenienti da ambienti svantaggiati quelli che
tendono maggiormente a giovarsi dellaver frequentato scuole
private. E questo non sorprende, considerata lassai più
ampia scelta disponibile agli studenti di classe media e ricchi.
Tutto ciò induce a concludere che lo Stato assistenziale
ha nazionalizzato la famiglia, affidando al settore
pubblico responsabilità che erano in precedenza della famiglia.
Ho proposto qualche esempio degli effetti dannosi che questo ha
avuto sulle famiglie contemporanee. Molti altri se ne potrebbero
fare.
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